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Storytelling

Mostra Personale di Nico Bonomolo
A cura di Laura Francesca Di Trapani

dal 3 al 9 agosto 2026 · 19:00-24:00
Villa Cattolica, Corpo C
Vernissage, 4 agosto 2026 · 19:00

Ogni immagine è un principio di narrazione.
Non perché contenga necessariamente una storia, ma perché porta con sé la possibilità di generarla.
Un’immagine è sempre una soglia: apre uno spazio tra ciò che appare e ciò che resta nascosto, tra la presenza e la sua traccia, tra il tempo della visione e quello della memoria, diventando il luogo in cui la psiche proietta, riconosce e trasforma le proprie rappresentazioni.
Ognuna contiene una storia: una porta socchiusa, una stanza vuota, una finestra, un letto disfatto. La luce attraversa un interno e lascia intuire una presenza ormai assente o ancora invisibile; la superficie immobile dell’acqua, il silenzio di un paesaggio, lo sguardo di un volto, la fissità ieratica di un animale, diventano altrettante soglie verso ciò che l’inquadratura non mostra.
Nei luoghi pittorici di Nico Bonomolo non è l’azione a generare la narrazione, ma la sua sospensione.
Il racconto abita ciò che sfugge allo sguardo, ciò che rimane oltre il margine dello spazio pittorico. È in questo tempo intermedio, in questo spazio di attesa e di tensione tra presenza e assenza, che Storytelling prende forma.
Queste scene non raccontano eventi conclusi: custodiscono possibilità.
Sono frammenti sospesi, attimi sottratti al fluire del tempo, nei quali qualcosa sembra essere appena accaduto o stare per accadere. Non una  successione di fatti, ma uno spazio immaginativo; un campo magnetico in cui il visibile trattiene l’invisibile.
Storytelling è una parola che appartiene profondamente al nostro presente.
È il linguaggio della comunicazione, della costruzione delle narrazioni, della continua produzione di immagini che attraversano quotidianamente il nostro sguardo. Ma nella sua opera il termine si spoglia della sua dimensione più effimera e torna alla sua origine: il racconto come gesto primario dell’essere umano, come strumento attraverso cui dare forma al mondo, conservare la memoria e costruire simbologie.
In un’epoca dominata dall’ipertrofia del visibile, la sua pittura restituisce loro un tempo diverso. Un tempo lento, contemplativo, capace di sottrarle alla velocità del consumo e riconsegnarle alla profondità dell’esperienza. La sua pittura non alimenta il flusso incessante del visibile: chiede di fermarsi.
Nella sua ricerca pittura, cinema e scrittura convivono come parti di un unico sistema poetico; l’autore porta nella pittura la struttura narrativa del cinema e la dimensione temporale della scrittura.
Non si tratta di citare il cinema attraverso la pittura, ma di assumere lo sguardo del regista come principio compositivo.
Ogni opera sembra essere un fotogramma sottratto a una sequenza più ampia, non racconta ciò che accade, ma conserva ciò che potrebbe accadere. La narrazione si concentra nell’intervallo, nel margine, nel fuori campo. È proprio ciò che non viene mostrato a rendere l’immagine necessaria.
Nel linguaggio cinematografico il fuori campo è lo spazio invisibile che continua ad agire oltre l’inquadratura. Nella pittura di Bonomolo assume una dimensione esistenziale, diventando uno spazio della psiche: ciò che manca diventa una presenza, ciò che non vediamo continua a lavorare nella nostra immaginazione.
Il suo paesaggio non chiede di essere interpretato, ma attraversato. Tutti i lavori costruiscono un atlante visivo, una costellazione il cui significato nasce dalla relazione. Come nelle mappe della memoria, non esiste una linea narrativa unica: esistono ritorni, corrispondenze, risonanze. Ciascuna rimanda alle altre, costruendo una trama invisibile.
Un ritratto femminile, un uovo alla coque, una mucca, degli alberi, una piscina, il paesaggio di Capo Zafferano, un teschio. Apparentemente frammenti lontani, questi soggetti appartengono invece a un medesimo territorio simbolico.
Il volto custodisce l’enigma della presenza. L’uovo richiama il principio, la fragilità e la possibilità. L’animale assume una dimensione arcaica, quasi archetipica. La natura diventa memoria e durata. La piscina sospende il tempo nella sua superficie immobile. Il teschio introduce il limite, la consapevolezza della fine, il richiamo del memento mori.
Accostate, queste opere costruiscono una geografia della memoria. Le immagini sembrano richiamarsi a distanza, come se appartenessero a una stessa costellazione nascosta. Ogni elemento conserva la propria identità, ma nello stesso tempo partecipa a un sistema più ampio di rimandi, associazioni e sopravvivenze.
È questa la natura più profonda del suo storytelling: non la narrazione di una storia già scritta, ma la costruzione di un archivio visivo attraverso cui il racconto continua a trasformarsi. Anche il colore contribuisce a costruire il significato.
Dal rosso della macchina da scrivere, incipit narrativo, la pittura procede verso una progressiva sottrazione. La tavolozza si desatura, il colore lascia spazio alla luce, la materia si avvicina alla fotografia. Questa riduzione non sottrae forza all’opera, ma ne amplifica la capacità evocativa. In questo equilibrio tra presenza e assenza, tra memoria e visione, la sottrazione non è una rinuncia, ma una forma di concentrazione. Ridurre significa lasciare spazio a ciò che normalmente rimane ai margini: il silenzio, la memoria, l’attesa.
Le sue opere non chiedono di essere interpretate come pagine di una storia, ma attraversate come frammenti di un atlante. Ogni immagine è una soglia; ogni soglia apre un nuovo racconto.
La pittura di Nico Bonomolo si muove proprio in questo spazio liminale, dove ciò che appare non è semplicemente visto, ma ricordato; non è soltanto presente, ma sopravvive. Come in un atlante della memoria, ogni opera è un frammento autonomo e insieme parte di una trama invisibile di rimandi e sopravvivenze.

Storytelling non racconta una storia già scritta. Racconta il momento in cui una storia diventa possibile.

Laura Francesca Di Trapani

Nico Bonomolo

Nico Bonomolo è nato a Palermo nel 1974. Abbandonata la carriera forense, si dedica a tempo pieno e da autodidatta al disegno, alla pittura e, dal 2008, al cinema di animazione d’autore.
Con i suoi cortometraggi ha partecipato a molti dei principali festival internazionali, ottenendo numerosi riconoscimenti, tra i quali, un David di Donatello, il Bruce Corwin Award al Festival di Santa Barbara, il Gryphon Award al Giffoni Experience, due candidature ai David di Donatello, una al Nastro d’Argento e una al Globo d’Oro. I suoi due ultimi cortometraggi, Confino e Maestrale, si sono qualificati per ottenere una nomination ai premi Oscar®.