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    Sospensione. Forme di un’eco

    Mostra personale di Davide Fontana
    A cura di Rosalba Colla

    dal 3 al 9 agosto 2026 · 19:00-24:00
    Villa Cattolica, Sala dell’Edicola
    Vernissage, 3 agosto 2026 · 18:30

    Esiste un tempo in cui il suono non è ancora silenzio e la materia continua a vibrare. È uno spazio intermedio, una soglia in cui ciò che è accaduto continua a manifestarsi come eco. In questo intervallo percettivo e temporale si colloca il lavoro di Davide Fontana: nell’istante successivo all’atto sonoro, quel momento sospeso in cui il suono si dissolve ma la traccia del suo passaggio continua a sedimentarsi nella materia. Il suono, nucleo centrale della ricerca dell’artista, si svela così non come un semplice fenomeno acustico, ma come movimento, respiro, ritmo: un’esperienza originaria capace di dare misura al tempo e forma alla memoria. In questa dimensione effimera, generata dalla tensione tra ciò che svanisce e ciò che permane, nascono le opere di Fontana.

    Disegno e scultura appartengono a un’unica grammatica espressiva. Nei lavori su carta – #Studio 1, #Studio 2, #Studio 3, #Studio 4, #Studio 5 (2023), Mutismo (2024) – la grafite riempie lo spazio fino a renderlo quasi solido. Mani, strumenti e frammenti di figure si fondono in un’unica trama visiva, anticipando la progressiva dissoluzione dell’identità a favore della permanenza del gesto. Il corpo, privato dei suoi tratti descrittivi, diventa una cassa di risonanza attraversata da un movimento più ampio, in cui l’esperienza individuale si apre a una dimensione universale.

    Se il segno traduce questo ritmo in movimento, la scultura ne restituisce il peso, rendendo tangibile ciò che normalmente appartiene all’impalpabile. La materia assume allora un ruolo centrale. Gesso, argilla, polistirolo trattato e ferro non sono utilizzati per la loro neutralità formale, ma per la loro capacità di trattenere il tempo. Le superfici grezze, le imperfezioni, le stratificazioni e gli innesti raccontano una scultura che non ricerca la compiutezza, ma la permanenza. Ogni opera sembra attraversata da una tensione continua tra peso e leggerezza, tra immobilità e movimento, tra ciò che è destinato a dissolversi e ciò che continua a resistere.

    Nelle grandi sculture, come Accordo (2021) ed Eco (2026), l’argilla lasciata essiccare naturalmente trasforma la fessurazione della superficie in una scrittura del tempo. La crepa non è un cedimento della forma, ma la traccia di un processo che continua ad agire nella materia.

    Dentro questi corpi plastici, gli strumenti musicali, nascosti e sottratti alla loro funzione, emergono dalle forme come reperti di una storia del gesto. Privati della possibilità di suonare, non diventano oggetti muti, ma custodiscono la memoria di un respiro, di un movimento, di una relazione.

    Nelle opere più recenti questa riflessione diventa ancora più essenziale. In Sospensione (2025), le strutture metalliche sostengono superfici scabre e calcinate in cui l’assenza di codici da decifrare crea un totale corto circuito, costringendo l’osservatore a rinunciare alla logica visiva per calarsi in un ascolto interiore del vuoto. Al contempo, le piccole figure in cemento di Avanguardie (2024), protese verso l’alto come piccoli padiglioni acustici, sintetizzano il senso profondo dell’intera esposizione: l’uomo come strumento sensibile che raccoglie, custodisce e restituisce l’eco del mondo.

    L’universo plastico costruito da Fontana non richiede uno sguardo passivo, ma invita a una partecipazione sensibile allo spazio. Si delinea così un luogo di risonanza, un’“acustica muta” in cui l’eco continua a esistere non come ripetizione di un suono perduto, ma come nuova forma di presenza. Le sue opere abitano proprio questo intervallo, in cui la materia custodisce il tempo e il gesto continua, invisibile, a risuonare.


    Davide Fontana

    Davide Fontana (Palermo, 1995) è uno scultore e artista visivo la cui ricerca si colloca all’intersezione tra suono, materia e memoria plastica. Dopo aver conseguito il Diploma Accademico di II livello in Scultura presso l’Accademia di Belle Arti di Palermo, ha stabilito la propria pratica artistica muovendosi creativamente tra Bagheria e Grammichele. Il nucleo centrale del suo lavoro si sviluppa attorno all’indagine dell’essere umano attraverso le tracce tangibili e intangibili del suo passaggio: gesti, silenzi, oggetti e frammenti di tempo. È stato selezionato tra gli 80 finalisti del prestigioso Premio Combat Prize, oltre alla storica selezione per la XV Edizione del Premio Nazionale delle Arti (PNA). Ha esposto in rilevanti mostre collettive e progetti curatoriali in tutta Italia, consolidando un linguaggio espressivo unico in cui la materia diviene testimone e la memoria si fa forma.